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Coreno: un pò di storia

 

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 CENNI E STORIA DELL’ABITO DELLA CONFRATERNITA

DI SAN GIUSEPPE DI CORENO AUSONIO (FR)

DEFINIZIONE

La definizione di "Confraternita" é: associazione pubblica di fedeli, finalizzata specificamente all'incremento del culto ed alle  opere di carità, penitenza, catechesi evangelizzatrice non  disgiunta dalla cultura.                  

 ABITO

Come tutte le altre Confraternite anche quella di San Giuseppe di Coreno Ausonio (Fr), per manifestare pubblicamente il suo impegno  ha utilizzato e utilizza anche oggi tuniche  (detta anche"cappa", veste, camice, ecc.) di colore bianco. Essa è un richiamo alla veste del battesimo ed è un distintivo di carità inteso come abito di servizio (sepolture, soccorsi, ecc.)           Oltre alla tunica bianca, l'abito della Confraternita è composto da:

 - cingolo o cordone, che cinge i fianchi; questo è un richiamo alle funi con cui fu legato il Signore e quindi a sentirsi stretti alla legge e all'autocontrollo morale;

- mantellina (detta in dialetto mozzetta), di colore azzurro. Il suo significato è che si è rivestiti di Cristo e sottomessi a lui. Infatti, durante il rito della vestizione, oltre al camice il sacerdote benedice anche la mantellina. Il colore azzurro perchè all’origine, il fine della Confraternita di San Giuseppe di Coreno Ausonio (FR), era lo stesso delle  “Confraternite della Buona Morte", cosi come si evince dagli Articoli del vecchio statuto,  e la mantellina doveva essere di colore nero. Ma per distinguerla dalle altre Confraternite presenti a Coreno in quel periodo (1750), è stato scelto il colore azzurro. Quindi azzurro non da intendersi in questo caso come "Confraternita Mariana". Sulla sinistra della stessa è riportato lo stemma di  San Giuseppe con in mano il bambino, cosi da essere messo in evidenza l’appartenenza e la devozione particolare verso il Santo cui la Confraternita porta il nome;

Cappuccio di colore bianco, segno di umiltà e nascondimento, in quanto quando questo è calato sul volto non permette di essere riconosciuti, indicando l’anonimato delle buone opere, l’annullamento della differenza di classe sociale che in passato erano molto evidenti, dato che tra gli iscritti c’erano molti proprietari terrieri e persone benestanti:

L’abito è uguale per tutti, ad eccezione per i 3 Dirigenti. Infatti sui bordi  della “ mozzetta” del  Priore ci sono tre nastri dorati, per il I° Assistente 2 e 1 per il II° Assistente.

Inoltre, per queste tre cariche sono previsti tre bastoni, che simboleggiano la figura  del “pastore” che conduce il gregge e che regola il servizio durante le funzioni e le attività da svolgere.    

In base al nostro statuto, una persona che intende aderire alla Confraternita, sarà parte attiva con pieni poteri decisionali a secondo del servizio che andrà a svolgere, soltanto dopo aver effettuato il rito della vestizione. Di norma tale rito per i nuovi iscritti avviene durante i festeggiamenti di San Giuseppe. Ogni aspirante, dopo l’omelia, viene chiamato per nome dal Priore in carica, il quale esprime un parere in merito alla persona che sta per compiere il rito della vestizione; lui si  reca  al centro dell’altare con in mano l’abito piegato. Dopo la benedizione dello stesso e l’esortazione e l’incoraggiamento del Padre Spirituale per il servizio che la persona ha scelto di intraprendere, si procede alla vestizione del novizio aiutato dal confratello più anziano o dal “patino” (padrino, come per il battesimo e la cresima) cioè una persona cara al novizio, scelta tra i componenti della Confraternita. Dopodiché il nuovo confratello riceverà l’abbraccio fraterno di benvenuto da parte di tutti i Confratelli e solo al quel punto prenderà  posto insieme agli altri e sarà parte integrante della Confraternita stessa.

E’ bello sottolineare che questi “simboli esterni” e soprattutto antichi, riescono a presentare aspetti biblici e teologici in maniera semplice  e accessibili a tutti.

Questo “strano indumento” per usare un linguaggio moderno, è portatore di una testimonianza definita, iniziata tre secoli fa e tuttora presente. Infatti le  cappe  di norma devono avere una manica più lunga dell’altra, per richiamare la fedeltà allo spirito caritatevole esortato da Gesù quando dice : “ Non sappia la tua sinistra quello che fa la destra”.

Quindi l’abito confraternale in genere, e allo stesso tempo anche quello della Confraternita di San Giuseppe di Coreno Ausonio (Fr), indica una pubblica manifestazione della propria fede  e l’impegno a vivere cristianamente e coerentemente con gli impegni presi da tutti i confratelli al momento della vestizione.

Nel corso degli anni, alcuni Confratelli più anziani hanno ventilato l’ipotesi di modificare l’abito, per consentire una maggiore praticità e per dare un’aspetto più moderno con il fine di accogliere  nuove iscrizioni di giovani.

Alcuni giovani già iscritti spinti dal Confratello più anziano Adriano Romano Italo, hanno fatto si di non cambiare l’abito, ma bensi di uniformarlo per tutti (Cingolo uguale per tutti, il colore azzurro della “mozzetta” uguale, la lunghezza del camice). Questo perché i ragazzi si sono resi conto che tale abito ha caratteristiche importanti e profonde ed una storia  plurisecolare.

 MEDITAZIONE

 Per gli iscritti alla Confraternita di San Giuseppe di Coreno Ausonio (FR), cosi come per tutti coloro che fanno parte di una Confraternita,  i valori spirituali contenuti nel segno della cappa sono così profondi da meritare tuttora molta considerazione, non certo da abbandonare in nome di ragioni diverse. L'abito esteriore deve essere segno dell'abito interiore, morale, dei Confratelli. La cappa cioé riveste il corpo così come lo spirito di un Confratello dovrebbe sempre essere rivestito dei sentimenti dell'umiltà, della concordia, della penitenza del cuore, del sacrificio, della preghiera, dell'anonimato del  bene (sentimenti simboleggiati tutti dagli elementi della cappa).

Queste esortazioni trovano il loro più caloroso assertore e propagatore in San Carlo Borromeo, riformatore delle Confraternite, che per esse, e soprattutto per i loro membri, stese una apposita "Regola" in cui sono contenute numerose e preziose indicazioni, tuttora valide ed attuali, ma che andrebbero periodicamente riproposte all'attenzione di ogni Confratello, per verificare se, quanto e come le abbiano praticate, le pratichino e le vogliano continuare a praticare.

L'abito confraternale, quindi, non può essere assunto superficialmente: il Rito della Vestizione, di cui sopra, che deve essere celebrato secondo quanto prevede la Liturgia, dà il giusto rilievo al ricco significato dell'abito ed ai valori profondi che esprime. Senza volerne esagerare il ruolo, portare la cappa é, insomma, un modo non generico per dare testimonianza visibile di culto e carità. Non c'é quindi da vergognarsi di  indossarla pubblicamente, ricordando che non si può dire buon cristiano chi ha vergogna a testimoniare pubblicamente la propria fede, anche partendo da gesti simbolici come é, in questa fattispecie, il mettersi l’abito confraternale, poiché una fede vissuta privatamente resta un fatto individuale che non produce gli effetti indicati e voluti dal Vangelo.

E' necessario, ogni tanto, pensare a queste cose, e domandarsi  se ed in che modo si dà questa testimonianza!

                 

                                                                                                                      ADRIANO Giuseppe