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Coreno: un pò di storia

 

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 La cappella di San Giuseppe

   

Tratto dal libro Chiese e Cappelle di Coreno”

di Don Giuseppe La Valle

“Con Atto dell'Aprile 1670 per Notar Simone Longo fu costituita la Congregazione di San Giuseppe, la quale tenne nei primi anni di sua vita le sue riunioni provvisoriamente nella sagrestia della Chiesa di S. Margherita e quivi fu posto il quadro del Santo Titolare. Ottenuto il permesso necessario dal Vicario Capitolare del tempo Rev.mo D. Castagna, il parroco Don Giovanni Carino cede alla nuova Congregazione la casa della Chiesa per la costruzione dell'oratorio con Atto dello stesso Nr. Simone Longo 4.6.1684 che fu compiuto nello stesso anno. Il sac. don Giuseppe Ruggiero  annota:

"La congregazione di San Giuseppe di Coreno fu fondata a 4 Giugno 1684 come dal Istromento del Nr. Simone Longo ed uno dei fondate in fu Marco Ruggiero di nostra casa", mentre il Sac. Filippo Pimpinella afferma che "la Congregazione di San Giuseppe fu fondata da Marco Ruggiero con l'istrumento 4-6-1684."

Per un doveroso atto di chiarificazione rettifichiamo le inesattezze dei due colti sacerdoti in quanto "l'istromento" citato non ha per oggetto la creazione della Confraternita, bensì la Concessio in enphiteusin della casa della Chiesa per la costruzione dell'oratorio della Confraternita, fatta dall'arciprete don Catino e che a tale atto intervennero ruta i 36 fondatori tra i quali il Marco Ruggiero che è uno tra costoro. L'elenco specifico dei 36 fondatori della Confraternita è stato ab immemorabili fino al 1942 conservato in apposito quadro ed affisso nell'oratorio, dove erano sino a
quel tempo esposte le tabelle delle Messe di obbligo e delle solennità dell'anno in cui era fatto preciso ordine ai congregati di adempiere i loro doveri religiosi "con bel garbo fatte ed attenzione con cornice e rifatto da d. Antonio de Gori."

Adattandosi alle necessità del tempo la Confraternita di San Giuseppe, un secolo dopo, chiese ed ottenne il Regio Assenso, la cui elargizione diede luogo ad una singolare dimostrazione che il cronista così descrive:

 “Nel mese di Aprile 1777 il Rev.do d. Filippo Felice de Gori Rettore in quel tempo e canonicamente eletto in predetto Consiglio determinò di dover ottenere il Regio Assenso acciò la suddetta Congregazione resti in perpetuo senza veruno vincolo fondata; ma poiché vi necessita una gran summa di danaro si stabili che la cappella vi ponesse ducati venti, quelli stessi che il passato Procuratore di quel tempo mag. Carlo Costanzo ne risultava significato e li fratelli di detta Congregazione ne vi ponessero carlini due per ciascheduno e carlini dieci; vi pone il detto Rettore e si compose la somma di quarantasei ducati, e si determinò al detto Rettore, a d. Antonio de Cori  in quel tempo Maestro dei Novizi che eventualmente avessero fatta e composta una regia norma di regole, e statuti sorto cui dovesse vivere tale ordinanza e questa approvarsi dal nostro Re, Dio guardi, e componendosi nel miglior modo che si potè cinque capi di più e salutiferi istituti sotto li quali potesse venire retta e governata questa Congregazione; quali regole contengono l'elezione degli Ufficiali, modo di pagamenti, riforma dei costumi dei fratelli, e tutte quelle altre cose somma utili, e necessario al buon governo e retta ordinanza dei fratelli e Cappella. Queste regole, colla supplica, attestati a denaro in tutto ducati 46 come si è dettosono rimessi nella Città di Napoli, acciò approvato dal Rè nostro Signore si fosse compiaciuto impartirvi il suo Assenso per mano del Dottor Fisico don Carlo Tibaldi della Terra di Castelforte e tutto ciò si operò nel mese di Maggio di detto anno: neldi 29 del mese di Giugno anno suddetto si recevettero dette Regole autorizzate col Regio Assenso in carta pergamena; ed il ricevimento sortì nel modo che segue. Il mag. Cristoforo de Gori, Prefetto di quel tempo andò la mattina ben per tempo in Castelforte in dove gli fu consegnato il Regio Assenso, e nell’atto che stava per giungere in questa Terra e propriamentequando fu nel pubblico Luogo della Puzzola, uscì dalla Chiesa Parrocchiale tutto il Clero e popolo processionalmente e tutti i Fratelli vestiti di abito talare, i quali portarono avanti la statua del nostro Gran Santo, ivi fu ritirato il detto Assenso, il quale il detto Sig. Prefetto lo pose nelle mani di S. Giuseppe e con ordine s'incamminò la processione verso la Chiesa Madre col suono di campane per giubilo e cantando l'inno Tè Ioseph celebrant giunti in Chiesa e posta la fratellanza in decoroso ordine si procede dal detto Reverendo Arciprete e Rettore alla apertura dello detto Assenso con averlo pubblicamente letto, e dopo aver fatto un breve sermone delle Glorie del Santo si cantò il Tè Deum laudamus, con sparo e suono di campane, indi si cantò nella Cappella la messa parata e finalmente si procede ad una solenne processione per li luoghi soliti portando in trionfo il nostro Gran Santo: tutto ciò fu eseguito la mattina del 29 Giugno, giorno di Domenica, in cui fu intervenuta la festività di San Pietro e Paulo Apostoli, e li Fratelli tutti per dimostrare vi è più la loro devozione e giubilo per tre sere di seguito in tutte le di loro case si fecero delle accensioni, e spari et altri segni di giubilo.

Le regole della Confraternita sono tassative per quanto riguarda i doveri religiosi di chi vi fa parte: è prescritto un quadrimestre di Noviziato per gli aspiranti, ed a essi è fatto precipuo obbligo di "confessarsi e comunicarsi ogni giorno prima di essere ammesso, un quarto d'ora di orazione mentale, ascoltare la messa possibilmente ogni giorno, di non potere giocare a carte o a dadi, di fare ogni giorno l'esame di coscienza e il sabato qualche particolare astinenza. A giudizio dei vecchi, malgrado le rigorose restrizioni, le disposizioni emanate venivano puntualmente osservate per evitare la pena della corda al collo, fermata su grossa pietra che si poneva su gli inadempienti nella sala delle Adunanze.

“La corda al collo in uso nei tempi antichi era segno di sottomissione e riconoscimento delle proprie mancanze."

Le due pietre su cui erano fisse le funi erano ancora conservate sino ad ieri. La Confraternita era solita celebrare la festa del Santo Titolare ogni anno con la solennità sino ai nostri giorni richiamando il concorso dei vicini paesi e con decreto 28.2.1823 il Comune venne autorizzato ad indire una fiera in tale occasione, che venne abolita forse per difetto di acqua.”

Questa Confraternita è stata fìorentissima sino al 1943 contando 200 circa di associati: ne hanno fatto parte anche i Dottori fisici Domenico Antonio de Luta, Fabrizio Palese e Nicola de Luta, l'Utroque lure Doctor Gaetano Corte, i Notari Andrea de Siena, Samuele Coreno, Gaetano de Siena e Mariano Coreno, e di recente i medici Dott. Francesco Forte di Castelforte (morto il 18.9.1867) e Dott. Domenico d'Amato di Napoli (12.5.1883) quivi residenti per la loro professione.