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Coreno: un pò di storia

 

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Le Confraternite a Coreno

    Tratto dal libro di Don Giuseppe La Valle “Chiese e Cappelle di Coreno”

 

Due confraternite fiorirono nella parrocchia fino al 1700: quella del Sacramento e l'altra di San Sebastiano; più tardi sorse quella di San Giuseppe, unica rimasta sino ai nostri giorni. Della prima si hanno scarse notìzie dalle quali si può affermare che essa sia nata agli inizi della vita parrocchiale di Santa Margherita.

Nella descrizione della cappella di S. Cristoforo e Marco, che fu fondata nel 1579 è detto "quam construxerat Confratemitae SS.mi Sacramenti" il che vuol dire che tale associazione già era prima. Che essa poi durasse sino all'epoca accennata è provato la quanto si legge da un vecchio Registro dei Conti della Cappella del Santissimo ossia del Corpo di Cristo:

Addì nove Settembre 1721 Coreni: ex ordine Don-lini Vicarii Foranei. Convocatis confratribus ad instantiarn Nicolai di Siena Procuratori:eius dem cappellae prò nonnullis negozis agendi sinbeneficium dictae cappellae, reverendus d.AlexiusdeGori,atque revdi d. Blasi Coreno et d. Erasmus d'Onofri, Dottor Fisico Onofrio d'Onofrio, d. Benedetto Galasso, Carlo Costanzo,Domenico Stabile, Nicola Valente, Giovanni Tieri, Gentile deGon, Filippo di Vite, Antonio Stavole, Pietro Stabile, Pietro Papa ecc.

Non sappiamo però quali funzioni essa abbia esercitato in parrocchia, ne possiamo stabilire la data di sua fine. Quando sia nata la Confraternita di San Sebastiano non appare dall'Inventario. Non si è però lontani dal vero affermando che la costituzione sia avvenuta immediatamente dopo la costruzione della chiesa nel 1563. Riportiamo dal suo Inventario:

La Chiesa di San Sebastiano è sotto  il titolo di Confraternita seu congregazione ed ave fratelli: questi nominano i procuratore cioè due, ed il Vicario Generale nella S. Visita o il Vicario Foraneo ne conferma uno; dopo l'anno deve dare li conti; questi si rivedono dal Vicario Generale nella S. Visita. Li fratelli di detta Confraternita di San Sebastiano una con la chiesa di detto Santo hanno ius antichissimo e ne mai interrotto, e ne c'è mai memoria di uomo in contrario di andare a prendere e portare tutti li Morti che morivano da sette anni finiti in su dalla casa dove muoiono alla Chiesa Matrice  e parrocchiale di SantaMargherita,e seppellirli nella sepoltura che li disporrà lo Arciprete, e quando vanno a pigliare i morti, devono portare il cataletto questo la chiesa di S. Sebastiano se lo ave fatto a sue spese e deve tenerlo sempre pronto, ed il Crocefisso grande e Gonfalone con la insegna negra ed una lanterna avanti il crocefisso,e sono obbligati ad andarci tutti li fratelli, almeno sei, cioè quattro che portano il cataletto, uno il Crocefìsso ed un altro la lanterna dentro la quale deve ardere una candela e poi nella casa del morto quelli del cadavere li abbiano a dare una candela come la averranno. Sono obbligati anche quelli della casa del cadavere pagare alli fratelli della Congregazione di San Sebastiano carlini tre e grana due, questi li detti fratelli se li dividono fra di loro, cioè fra tutti quelli che verranno a seppellire il morto Sono dovuti ancora gli eredi del morto pagare alla Chiesa suddetta altri carlini tré et un grano per uso antichissimo e cosi al presente si osserva e si pratica”.

Che questa Congregazione sia stata rigida e gelosa custode dei suoi diritti è provato dal "Memoriale" inviato al Rev.dmo Vicario Capitolare di Gaeta.

 “Li procuratori della Cappella di San Sebastiano di Coreno umilmente supplicano V. E. Rma come è stato per antiquo solito, e capitoli fatti per la Confraternita di detta Cappella, che quando muore alcun cittadino di detta Terra da sei a sette anni in su sono obbligati gli Confratri di detta Cappella a pigliare il defunto (per antiquissimo solito da che fu fondata) nella loro casa, e lo Padrone di detto defonto è obbligato dare alla medesima carlini sei e grana tré, cioè carlini tré e un grano alla detta Cappella, e carlini tré e grana due si dividono tra essi fratelli; oltre che prima si davano ai medesimi tré candele e finite l'esequie il Procuratore di detta Cappella le prendeva a prò di detta Cappella e per la detta mercede che la Chiesa riceve dai detti defunti fa celebrare due messe la settimana in detta cappella. Adesso è occorso che sono morti molti cittadini di detta Terra e non hanno dato lo lucro solito a detta Cappella conforme l'antico solito, ma bensì vanno li Padroni di detti defunti ad accomodarsi col Arciprete del mortorio che gli spetta, et alla medesima non gli danno cosa alcuna il che saria causa di perdersi tanto bene, sia di messe come di augmento di detta Compagnia per essere opera di misericordia. Pertanto ricorrono alle benigne grane di V. Ecc. Rdma ordinare a detto Arciprete sotto pena di scomunica (!) che non si seppellisca alcun defunto essendo di sette anni. se prima non paghi quello che spetta a detta Cappella ed ai Confrati secondo l'antichissimo solito, dal Padrone del defunto, il che sia giusto, lo ripetono da V. Ecc. Rm. ut Deus”.

Si ebbe l'effetto sperato.

Ordiniamo al R.do Arciprete della sopraddetta Terra di Coreno che si osservi  e faccia osservare il mentionato solito antiquo,circa il seppellimento delli morti e beneficio della detta Compagnia, sotto pena di scudi dieci ad opus pium et casu contrario ad poenam arbitrio, et avendo causa in contrario comparisci avanti di noi che si farà complimento di giustizia – Caietae 2 Septem'bns 1631.Vicanus Capitulans illegibile Actuarius illeggibile”

(...) Li suddetti fratelli sono obbligati a tutte le processioni che si fanno nella Cniesa di S. Margherita con sacco bianco, mentre quando vanni i a seppellire li morti devono portare li sacchi negri, ed il Crocefisso nuovo con la insegna di colore che confà, con due lanterne avanti detto Crocefisso: che per tale effetto la suddetta Chiesa di S. Margherita Chiesa Madre, di detta Terra, possiede uno stipo di noce con chiave nella sacristia di S. Margherita quello proprio che sta vicino la porta verso lo stipo della Cappella del Rosario unito con altri quattro di particolari, dove la suddetta Chiesa di San Sebastiano, e suoi Procuratori conservano due lanterne nove, sacchi negri per li morti di andare a seppellire, e sei sacchi di tela bianca per le Processioni. Nella sacristia si conservano due Crocefissi grandi uno con la insegna nera, ed uno nuovo di color turchino con due linee di oro con insegna di damasco rosso, questo serve per le processioni.”

Non si può stabilire l'epoca in cui la Confraternita di S. Sebastiano cessò dalle sue funzioni; ma non si erra quando si afferma che sorta la nuova fiorente Congregazione di San Giuseppe essa sia stata sciolta od assorbita dalla nuova.

Confraternita del Rosario

Si accenna a questa Associazione femminile nella descrizione della Cappella omonima: "v'è confraternita dove non esce processionalmente".

Nel Liber V Mortuorum e in più casi è annotato:

 "Thomasina Messore obiit die 25 Septembris 1794 cuius corpus sepultum estin hac Matrice Ecc. S. Margaritae et proprie in sepoltura Sororum SS.mi Rosarii".

Devesi perciò dedurre che le scritte a questa Pia Associazione,le quali esercitavano un particolare ufficio di pietà, avevano il diritto di sepoltura nella medesima cappella.

 Negli Acta Sanctae Visitae Coreni 1723 si legge:

 "Revdmus Vicarius Generahs visitavit cappellam SS. Rosarii Confraternitatis. Procurator ad temporalia R.d. Ioseph Coreno: ad spiritualia R.D. Archipresbiter".

 Crediamo che essa sia  sciolta nel 1837, epoca in cui fu abolita la sepoltura nelle chiese, ed il 23 Luglio 1838 fu eretto il cimitero accanto la chiesa di S. Sebastiano.